Questo pezzo segue Cos'è la moneta, come riformarla oggi e il suo seguito La CryptoDemocrazia: nel primo ho mostrato l'insostenibilità del sistema economico corrente, nel secondo ho iniziato a proporre un'alternativa sul piano delle regole costitutive e della governance. Qui proseguo osservando che il valore si è spostato dal manufatto isolato al sistema connesso per cui la conoscenza incorporata nel software deve diventare bene comune, mentre la rendita resta sulla produzione del bene fisico. Il mercato è tenuto libero e aperto de jure, ovvero vigie il divieto di metter barriere.

I prodotti sono diventati sistemi

Non esiste più praticamente un solo prodotto di una certa complessità, di un certo valore aggiunto, che sia puro manufatto come una forchetta: tra i prodotti a maggior valore aggiunto la componente software ed ecosistema connesso cresce rapidamente (oggi quasi ogni condizionatore ha l'app per il suo controllo, cominciamo ad aver lavatrici, frigo e macchine del caffè connesse solo per far un esempio) e proprio li si concentrano dipendenze, lock-in, potere di controllo e vulnerabilità. Ogni prodotto, come ogni software, deve poter interoperare con altri per essere efficiente. Dal livello macro della rete elettrica che deve conoscere in anticipo i carichi da alimentare per programmare la generazione, al piccolo impianto solare domestico, che per massimizzare l'autoconsumo deve far marciare in modo alternato gli elettrodomestici restando nei suoi limiti di potenza ed energia, sino alla vita quotidiana: se dobbiamo fare una conferenza non vogliamo l'aspirapolvere che gira nella stanza disturbando col suo rumore.

Quando tutto interopera, il problema diventa: chi controlla i punti di collegamento? Una società di prodotti connessi è una società di dipendenze, e le dipendenze sono il tema di questo pezzo.

…ma chi controlla il sistema? La lezione IT

Nel software osserviamo una distorsione recente, le EverythingApps tentativo di dare ciò che manca ad un sistema fatto di app isolate, IPC povere, tipicamente ridotte al mero copia&incolla e drag&drop, nel tentativo di lasciare comunque l'utente in grado di lavorare senza eccessive inefficienze. Un'altra distorsione è il tentativo di containerizzare "per sicurezza" col risultato che abbiamo browser in grado di scaricare un PDF e visualizzatori che devono violare il principio di isolamento per poter leggere quel PDF. È un modello che impedisce all'utente di combinare liberamente strumenti e dati. L'ecosistema commerciale teme l'interoperabilità perché la considera una minaccia al proprio modello di business col risultato di render scomoda la vita agli utenti, producendo soluzioni disfunzionali, limitate e limitanti rispetto a ciò che la tecnica permetterebbe. Come buona dimostrazione dell'approccio inverso suggerisco questo video che mostra magistralmente il potere e la semplicità dell'integrazione, col software integrato e plasmabile come la nostra mente, che non ha compartimenti stagni.

I sistemi storici avevano già risolto il problema. Unix, embrionalmente col modello KISS: in CLI, programmi semplici combinabili in lavori complessi, una pipe o una redirezione alla volta, con piccoli script al bisogno. Le workstation Xerox che lo superarono: il sistema operativo era un unico ambiente programmabile dall'utente, plasmabile al bisogno con ogni funzione combinabile e modificabile ad ogni livello, il cui codice talvolta è leggibile quasi fosse linguaggio naturale. Le LispM che superarono a loro volta il modello Xerox, trasferendo il lavoro da un'immagine il cui stato corrente non è mai del tutto noto a file salvati, su cui esiste sempre una base di replica, e conoscibilità senza togliere nulla alla plasmabilità.

Oggi rozzamente si tenta di concentrare tutto con i sistemi che abbiamo, fatti a strati e comparti stagni, supporti per app da vendere, rendendo queste sempre più onnicomprensive e non riuscendo ovviamente a raggiungere l'obiettivo: per farlo serve lo sviluppo di tutti, neanche i giganti possono fare dall'ERP al CAD 3D parametrico al software di elaborazione audio e video in un'app. Ciò non di meno nel tempo si è passati da UI basate su Widgets variamente organizzati in rigidi layouts a Notebook UI, si sono sostituiti i menu con CLI limitate search&narrow (es. classico lanciatori di applicazioni dove si scrivono le prime lettere e si batte invio), abbiamo visto nascere Quarto, dove il testo in linguaggio umano, i dati ed il codice vivono in un solo file, come in Emacs da 50 anni.

Il principio è chiaro: l'interoperabilità aperta alla lunga si impone, è il commercio stesso che la sceglie ad un certo punto per interesse e necessità. L'isolamento è una forzatura che può rendere per un po', ma si paga cara dopo e con ritardo l'apertura emerge comunque nonostante si cerchi di negarlo, è una necessità tecnica e questo modello si può estendere largamente all'industria. Unix, le workstation Xerox, le LispM han perso contro il modello chiuso al loro tempo, per costi di allora, per ignoranza dei più che non comprendevano la portara rivoluzionaria di quelle idee, ma nel tempo ciò che avevan realizzato comincia qui e la a riaffiorare per necessità, parziale ancora, peggiore per tanti aspetti, ma torna. Meglio quindi saltare certi passaggi di interesse economico di pochi e non perdere così decenni di evoluzione potenziale.

La conoscenza come infrastruttura crea valore

Gli LLM moderni vengono addestrati su quantità immense di testi, codice, immagini e documenti prodotti da individui, istituzioni e comunità. Questo non dimostra da solo che la conoscenza debba essere un bene comune, ma rende evidente una contraddizione: il valore economico nasce dall'aggregazione di un patrimonio collettivo, mentre il controllo su modelli, fonti e interfacce tende a concentrarsi in poche mani. Se il valore deriva dall'aggregazione e dalla rielaborazione di conoscenza prodotta collettivamente, allora la governance dei dati, delle fonti e dei modelli diventa una questione pubblica, non semplici scelte commerciali.

Vediamo le polemiche sui contenuti "pirata" assorbiti dalle big tech, sui libri distrutti per scansionarli più rapidamente, tanto la conoscenza contenuta in essi è comunque preservata: a volte resa disponibile come nel progetto Gutenberg o limitatamente su Google Books, a volte semplicemente distillata nel modello, perché oggi il supporto e l'informazione sono separati e su volumi immensi è tramite gli LLM che si accede all'informazione, altrimenti troppo vasta per esser utile direttamente: la realizzazione del sogno di Conrad Gessner, a metà del 1500, la Biblioteca Universale, "sogno di far d'ogni libro brandelli, per poter poi trovare volta per volta solo i brandelli d'informazione che cerco".1

Questo infatti è un limite di scalabilità dell'informazione stessa ed il suo parziale superamento (al netto di allucinazioni, difficoltà di tracciamento delle fonti ecc). Chi può leggere davvero l'immensa massa di notizie che la stampa odierna produce? Come potrà uno storico del futuro conoscere la nostra epoca, dove le fonti non sono più una manciata che scrive in forma piuttosto succinta perché scrivere a penna era faticoso e la spedizione lenta, quindi si scriveva con cura, mentre oggi scrivere e pubblicare è quasi gratis e si scrive senza freni? Come può un ricercatore conoscere l'immensa produzione di pubblicazioni nel suo campo? Ho un'idea, come faccio a sapere che è originale e che non sto sprecando tempo a reinventare la ruota? L'LLM è oggi la risposta: la conoscenza si distilla e si riassembla per via probabilistica, è un sistema imperfetto ma è il meglio che abbiamo per accedere a masse di conoscenza che nessuna biblioteca può riunire, nessun consesso di esperti radunati fisicamente in un'università, vestigia di un tempo in cui comunicare le proprie idee richiedeva la presenza fisica. L'agorà non è il laboratorio universitario di ieri: è il social con meccanismi di scoring, LLM di ricerca che mettono in contatto gli umani e le idee. Un altro consolidamento, un'altra apertura, via maestra per l'emersione di nuove idee. Un altro rischio se creato da privati per bias di selezione interessati o anche per ordini governativi passati sottobanco, qualcosa che in uno sviluppo completamente aperto sarebbe assai difficile, ogni attore tenterebbe di introdurre i suoi bias compensato dagli altri, un principio non diverso dal voler nei seggi allo scrutinio delegazioni d'ogni partito che si sorvegliano vicendevolmente.

Sul tema possiamo osservare il potere di propaganda dei social, si pensi a cosa è accaduto recentemente in Nepal quando il governo ha tentato di bloccarli, si pensi alle rivoluzioni colorate; vediamo gli effetti della censura senza appello, della moderazione che domina, e vediamo quanto era efficace Usenet, libera, quanto lo è Nostr oggi. Come risolvere in un colpo il problema social e non perderne la potenza se non coll'apertura che metta tutti su un piano di parità? Nostr qui è un ottimo esempio. Ognuno può farsi noto e censurare chi non vuole, ma non impedire all'informazione di fluire. La censura è personale non di piattaforma. Così come lo è l'anti-spam, l'WoT comunitario dà una mano. Il feed è anche lui personale non deciso dalla recommendation engine di qualcun altro. C'è anche un modello economico, gli zap, micropagamenti che possono remunerare autori e così incentivare la produzione contenuti graditi dai lettori, potenzialmente arrivando a giornali senza padrone né redazione. Giornalisti remunerati una donazione volontaria e libera alla volta. Questo aspetto economico è da vedere se possa o meno star in piedi, ma resta comunque ancillare, e comunque le notizie locali fluiscono libere perché i più vogliono comunicare e costa praticamente nulla farlo, emerge ciò che è rilevante per ciascuno grazie alla selezione personale. Questo pur con tutti i problemi del caso crea valore.

Il principio: la commerciabilità sta sul ferro

La macchina è il vero costo che comunque resta: servono materie prime per fabbricarla, va costruita, assemblata, trasportata. Il digitale è largamente conoscenza: produrla costa, certo, ma il suo costo marginale di replica è circa zero. Il meccanismo di remunerazione deve prescindere dal segreto, che non può esserci per creare il valore pricedentemente descritto. Il FLOSS sinora ha provato la sua efficacia, non inibisce il commercio, generalmente lo facilita, non si paga il programma ma il programmatore, non si paga il costo marginale quasi nullo della copia ma il lavoro d'intelletto e la conoscenza. Questo permette un mercato più sano dove la rendita di posizione non è possibile e dove non ci si può fossilizzare perché qualcuno avrà sempre nuove idee passando davanti a chi s'è fermato.

D'altro canto serve anche impedire situazioni come quelle che osserviamo nella farmaceutica, dove farmaci validi sono abbandonati alla scadenza del brevetto per sostituirli con nuovi, spesso meno efficaci e con peggiori effetti collaterali, solo perché essendo nuovi sono remunerativi per brevetto.2 Qui ci starebbe un capitolo a parte sulla governance del libero mercato, ma è un tema assai lungo e ai fini di questo pezzo possiamo non approfondirlo.

Il distributismo classico (teoria economica) non affrontò mai questi problemi, perché le macchine di allora non avevano software, non c'erano strumenti connessi telegestibili. Nessuno si sognava di poter impedire la riparazione o la modifica personale di una macchina. La tecnologia ha separato ciò che il diritto e l'economia continuano a trattare come una cosa sola. In The Beginning Was the Command Line di Neal Stephenson ha ben avviato questa riflessione e consiglio di (ri)leggerlo con cura.3

Ancora si potrebbe dire: va bene, abbiamo architetture hardware aperte, ma le fabbriche che le producono sono pochi giganti; si, per questo serve garantire interoperabilità anche grazie a standard creati come RFC, avere programmi di bug bounty pagati dal pubblico che sorveglia anche l'eventuale concentrazione industriale. Comunque non serve esser tutti piccoli sinché il grande non può esser tale per imposizione.

Il controllo della macchina

Il possesso della macchina, il controllo sui suoi firmware, interfacce, software è essenziale anche per la resilienza. Pensate quanto sarebbe facile mettere in ginocchio un paese bloccando alcune auto connesse in incroci critici per il traffico. Si può dire che le vulnerabilità esistono anche nel FLOSS, certo, ma nel FLOSS c'è anche una varietà ed una velocità d'azione della community che nessuna azienda eguaglia. Nel FLOSS generalmente le vulnerabilità si correggono appena segnalate anche solo come potenziali, non solo se qualcuno ha dimostrato come usarle e qualcuno comincia a farlo davvero, malcostume osservato varie volte nel mondo commerciale. E ancora: chi impone d'aggiornare? Beh, nessuno, se non l'interesse personale. Se qualcosa è tuo tendi a tenerlo bene, se è "a noleggio" molto meno, comunque il modello FLOSS non risolve ogni male, rende possibile risolverlo. Pensate poi che potere avrebbe un produttore di treni che può bloccare da remoto i treni venduti a terzi. È arduo immaginare una società funzionante in cui così pochi soggetti hanno così tanto potere. È ancora più arduo pensare che pochi soggetti aziendali, rigide gerarchie, possano accentrare a sé tanto da poter far progredire da soli l'umanità: dalla teoria dei sistemi sappiamo che è essenziale l'emergenza dal basso.

Lo stesso vale per il calcolo. Big Tech cerca di replicare il modello del vecchio mainframe, vendendo moderni terminali stupidi: "la sola piattaforma integrata cloud (mainframe) + mobile (terminali stupidi)". I limiti si vedono bene: non scala, nonostante tutto. Il distribuito è la chiave: il ferro in mano a tanti, per resilienza, per economia, per necessità. Reti di telecomunicazione su fibra ottica e apparati attivi realizzati da privati pagati per produrli, ma che non possono restare sotto il controllo del vendor. Non concentrati come oggi ma abbastanza sparsi perché abbastanza sparsi diventano i nodi.

Solo in termini di efficienza: quanto costa addestrare n modelli su masse quasi identiche di dati, rispetto a una forma comunitaria aperta sulla base dati più ampia possibile? Quanto costa concentrare il ferro in data center dove il calore è un problema da dissipare, anziché nelle proprie case e capannoni, dove il fotovoltaico provvede al grosso dei bisogni e il calore non è un problema, in inverno torna persino comodo, unito a pompe di calore e ventilazioni (VMC) integrate? Si può obiettare che il datacenter avendo ridondanza e lavoro può permettersi di far lavorare il ferro a capacità elevata pur restando in grado di assorbire picchi di domanda di singoli utenti, ed è vero, ma è un costo maggiore del costo di concentrazione? Nell'articolo sulla città densa che non funziona il tema della lavatrice condivisa che lavora tanto vs quelle private che lavorano poco è stato toccato, questo aspetto è più efficiente, ma nel complesso non è sostenibile la densità, quindi l'efficienza specifica diventa irrilevante.

Limiti ed obiezioni

Un'obiezione classica è come si finanzia l'innovazione. Ebbene il FLOSS oggi fa girare internet: non c'è praticamente nessun software proprietario che sia tale senza FLOSS da qualche parte. C'è stato in passato, non c'è praticamente più oggi. Ed è nato in varie forme, il nerd in garage come il dev pagato del gigante, perché serve a tutti: qui si collabora prima di competere, la competizione è sul ferro. Intel paga sviluppatori Linux perché le serve, Alphabet fa lo stesso perché gli serve, e c'è il ricercatore o il nerd che fa lo stesso per scelta: tutti assieme, tutti che si confrontano, con idee che scorrono e crescono.

La ricerca maggiore resta pubblica, è già così nel sistema corrente, chi crea conoscenza nuova sostanziale è finanziato dalla ricerca pubblica, come già oggi; il mercato paga l'applicazione. Le necessità interne delle aziende portano allo sviluppo del FLOSS che usano per abbattere i loro costi "io sviluppo a gratis per qualcuno, che è obbligato a far lo stesso e quindi prenderò a gratis la sua innovazione" in un circolo vizioso positivo. Così si perde il monopolio e la rendita di posizione, e per competere si impone la ricerca, si gioca a carte scoperte, tentare di scrivere software inefficiente per vendere più ferro sarebbe smascherato al volo, copiare prodotti altrui cambiando solo la crosta si vede e via dicendo eppure come mostra il FLOSS il business resta. La libertà di innovare come mostra anche questo paper sui telelavoratori che si fanno imprenditori, prova come le idee nascono distribuite e se non trovano posto a tavola cercano un'altra via4. È un crimine contro l'evoluzione, e quindi contro l'umanità non dar altre vie, non far crescere idee, non farle sviluppare per un modello inefficiente nato in un'altra era dove era impossibile separare l'informazione dal suo supporto come in un libro, come abbiamo superato l'organizzazione novecentesca sui modelli di Taylor, Weber, Fayol così dobbiamo superarla per la conoscenza separata dal mondo fisico in cui esiste e questo non blocca il libero mercato ma lo amplifica.

Ci sono anche altri modelli commerciali intorno al FLOSS, per es. gli sviluppatori sono remunerati per implementare features volute da chi non sa o non vuole svilupparle da se, per formare, per dar supporto. Le vie del commercio nascono quando non ci sono barriere e non sono queste che le proteggono, ma solo staticizzano, congelando un sistema sinché non collassa con fracasso. Il ribollire continuo del bazaar fa assai meno male della cattedrale che crolla, per parafrasare Eric S. Raymond.

Tutto questo è perfetto? No, non esistono sistemi davvero perfetti, la sorveglianza e l'evoluzione sono sempre necessari, il punto è che siano strutturalmente possibili. Oggi abbiamo produzioni, come la stratolitografia del silicio, che se anche aperte richiederebbero investimenti immensi per replicarle a livello industriale, non basta legger la ricetta d'una torta per farsi pasticceri. Qui è lo Stato che ha da allocare risorse nel tempo per incentivare attività volte a evitare la concentrazione industriale e sorvegliare che questa ove avvenga naturalmente comunque non provochi ostacoli all'innovazione. L'apertura è necessaria ma non sufficiente da sola, l'Open Source rispetto al FLOSS lo mostra bene, avere un rilascio di migliaia di righe di codice, come avviene per Android e per vari ERP OpenSource Enterprise è condizione necessaria ma non sufficiente, l'apertura cambia dalle origini il modo di far le cose ed è questo che nel tempo fa scomparire per erosione certi monopoli. Chi nasce in un mondo aperto crescerà altrimenti rispetto a chi è già nato e cresciuto in uno chiuso e siccome nulla è per sempre partire dall'apertura è arrivare al risultato dopo un tempo sufficiente.

Conclusione

La moneta a riserva piena toglie il potere di creare denaro alle banche; le rules as code tolgono l'ambiguità al potere politico; il principio di questo pezzo toglie il potere di spegnerci gli oggetti comprati. Stesso disegno a ogni scala: il codice che governa la vita quotidiana deve essere di tutti, il bene fisico deve essere pienamente di chi lo paga. Conoscenza comune, proprietà piena del bene fisico: non è l'utopia del passato, è la condizione tecnica del presente che crea innovazione, genera efficienza.

In futuro rafforzerò questi concetti descrivendo una società ormai digitalizzata su questi principi, per cui l'identità digitale pubblica, pseudonima, tracciabile sin tanto che sia utile, firma anche i commit di un progetto, distribuito ad es. sul modello di Radicle, per cui è possibile tracciare anche la responsabilità dei singoli in ogni atto, proteggendo ove serve chi segnala, ed anche premia chi investe in innovazione a suo rischio, questo modello data la complessità di una società intera prende tempo, qui vi sono solo i principi rozzi di base, gli ingranaggi sono da limare e come ogni sistema complesso non c'è una progettabilità completa a priori, si fissa una rotta, un obiettivo, il dettaglio si genera in corso d'opera. Voler andare con un aliante da un luogo all'altro è generalmente pianificabile e fattibile, ma la rotta esatta, i problemi che si incontreranno davvero non possono esser più di tanto predeterminati. Se non si prende il rischio non si arriverà mai. Per viaggiare abbiamo anche l'aereo, ma per innovare il sistema attuale che mostra di non tenere più, è tempo di rischiare, ci si può far male, ma si è morti altrimenti. Tra la certezza del disastro e la possibilità di successo la scelta è ovvia.

PS ad alcuni critici che dicono "qui vuoi molto Stato che nei pezzi precedenti smonti", non è proprio così, lo Stato qui gioca a carte scoperte, le regole sono codice, le decisioni sono votate. Nulla di ciò dà la garanzia architetturale di libertà e sonni tranquilli, ma dà la possibilità di aver libertà ed è questo ciò che conta.

note


1

Conrad Gessner, Bibliotheca Universalis, Zurigo 1545

2

Donald W. Light e Joel Lexchin, "Pharmaceutical research and development: what do we get for all that money?", BMJ 345:e4348, 2012: la crisi d'innovazione è un mito, gli incentivi premiavano lo sviluppo di molti nuovi farmaci con pochi vantaggi clinici sugli esistenti.

3

Neal Stephenson, In the Beginning… Was the Command Line, 1999, liberamente scaricabile.

4

Alan Kwan, Ben Matthies, Richard R. Townsend e Ting Xu, "Entrepreneurial Spawning from Remote Work", NBER Working Paper 33774, 2025: le imprese con più telelavoro in pandemia vedono più dipendenti diventare imprenditori, e le imprese marginalmente create sono di qualità superiore alla media; il canale è il tempo e la protezione dal rischio necessari alla sperimentazione.