Proposta per una nuova scuola
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La scuola che vorrei, che forma Cittadini, non già utili idiotes del capitalismo, popolino Baccelliano da pastura, persone adatte al presente, un mondo che per evoluzione tecnologica passa dal lavoro di fabbrica principe tra '800 e '900 al lavoro di intelletto, ovvero l'uomo crea, progetta, la macchina applica la conoscenza umana per produrre "il manufatto" contro il modello classico dove era la macchina con l'operaio in fabbrica a produrlo.
Si, beh, non siamo ancora alla dark factory (vedi questo pezzo per dettagli in Italiano) però ci stiamo andando e l'automazione dei processi anche nel mondo amministrativo, banalmente un bonifico fatto via internet banking tra computer, senza più passare per il bancario umano, a quello porta implicando la necessità di un uomo nuovo.
La scuola che vorrei che insegna ad esser affamati di sapere, ad aver un pensiero sistemico, la curiosità, diventando da rituale conformante che prepara alla rigida organizzazione della fabbrica che non c'è più o quasi, a tempo impiegato per se in società con un interesse personale e comune, incluso il piacere di conoscere.
In questo articolo, nella forma web spezzato in più sezioni per questioni di leggibilità voglio sviluppare logicamente questa visione. Se vi interessa e siete pronti a partire, proseguiamo!
come partire
In primis serve chiarire il generale, l'opposto di quello che si fa nel modello corrente, in cui la casa si costruisce dai mattoni lasciando l'operaio-studente nell'ignoranza dell'insieme, capire non già come si fa un muro ma perché facciamo i muri e li colleghiamo a certi modi, cose "da vedere in futuro"; poi serve pensare non al foglio bianco perché non partiamo dai molti esperimenti di coloro che volevano fondare una nuova civiltà migrando in posti esotici, circa tutti divenuti distopie se già non lo erano in partenza, ma occuparci di come applicare il modello nel presente, dal presente. Quindi prima andrò a descrivere per sommi capi ed in cronologia come strutturare la scuola che sogno dall'infanzia all'età adulta, poi come introdurla nel presente che NON partirà dall'infanzia perché per farlo servono precondizioni che non possiamo avere subito.
Infine vedremo l'anello di congiunzione tra scuola e società, ovvero l'era dell'apprendimento continuo ed il valore di questo, opposto al commercio e perdita di tempo che è oggi la formazione continua in una società dalla mentalità reazionaria che subisce e tenta di rigettare e ostacolare l'evoluzione anziché cavalcarla e guidarla.
partiamo quindi dai bambini
Come dovrebbe avviarsi la scuola ed in generale l'uscita dal nido domestico del bambino? I dettagli saranno discussi in seguito, qui brevemente dico che la scuola dovrebbe iniziare intorno ai 4 anni, NON al mattino, ma al primo pomeriggio arrivandovi o poco prima di pranzo per chi pranzerà a scuola o poco dopo (che tanto i bambini digeriscono facilmente), poiché è il primo pomeriggio il picco di attività intellettiva che con una pausa in mezzo può protrarsi sino a sera e la notte dormendo si fissano i concetti. Al mattino un bambino dorme anche da sveglio. Si fa oggi al mattino perché l'insegnante anziano gradisce quel momento della giornata svegliandosi presto e sentendo "l'energia del giorno", ma la scuola non è per lui, è per gli allievi se vogliamo che funzioni. Il ciclo scolastico primario dura quindi dai 4 ai 10 anni di età del bambino.
Che programmi? Beh, NON serve più scrivere a mano oltre lo scarabocchio di appunto, MA serve e manca a stimo un buon 90% della popolazione d'ogni età la scrittura al computer nel senso più completo (produrre VARI tipi di documento, con eventuali disegni, grafici, tabelle, quotare le mail, …) e serve a mano saper scarabocchiarsi appunti perché non sempre abbiamo da scrivere altrimenti, è a scomparire perché la carta scomparirà ma serve ancora. Serve saper far di conto, poco a mano, giusto cose spicciole correnti, elementari appunto, MA serve saper far di conto a macchina per davvero e non solo 2+2 ma anche gestirsi fonti numeriche di informazione (es. dati *sv/XML) e farci quel che s'ha da fare caso per caso. Non alle elementari, ma le basi partono da li o dopo si farà una fatica immensa. Serve la conoscenza del mondo nel suo complesso (storia e geografia) ovviamente per sommissimi capi, ma serve. Serve conoscere il funzionamento di ciò che si ha intorno, dal capire un circuito elettrico banale, lampadina, interruttore e fili tra questi, con il generatore generico indicato dietro, come funziona un rubinetto, per capire che non è "l'interruttore che comanda la lampadina che fa luce" ma c'è un sistema dietro, come dietro il rubinetto, come nelle strade per muoversi e via dicendo, avviarsi a comprendere il concetto di "rete" (nel senso della teoria delle reti), un po' come in matematica oggi e non da oggi si parte dall'insiemistica e logica anziché come un tempo dal calcolo simbolico. Serve anche saper far cose base che si danno per scontate e tali in realtà per i più non sono: banalmente saper cucinare, saper comunicare, leggere i cartelli stradali, lavare i panni, un tempo la chiamavano economia domestica, oggi ha altra salsa ma analogo principio ed oggi manca ai più. Non penso che i bambini diventino chef ma che sappiano come si cucina si, che sappiano il ruolo dello zucchero, del sale, degli aromi, della cottura, della refrigerazione beh, questo serve. Infine nello sport: al posto della "ginnastica", degli sport di squadra, propongo come fanno in Francia il nuoto, l'arrampicata indoor, propongo l'educazione tecnica che alle elementari è pratica semplice, variante più adulta dei mattoncini di lego. Attività che SERVANO nella vita oltre che far muovere il corpo. Come in Giappone propongo di insegnare due arti marziali a scelta. Oh, in ultimo serve biologia base ed educazione sessuale. NON all'affettività ed altre trovate, ma al sesso, alla meccanica del piacere, alle malattie veneree e gravidanze indesiderate e via dicendo.
Chi esce ha le basi minime per esser un ragazzino in società.
arriviamo al ciclo "secondario"
Di 8 anni, variamente differenziato a differenza di quello primario secondo capacità, attitudini e gusti del ragazzino. Si va dall'imparare un mestiere alla cultura classica e scientifica. L'obiettivo è uscire giovani adulti, già capaci di muovere autonomamente in società (risorse economiche a parte) perché si esce a 18 anni ergo si esce maggiorenni e quindi s'ha da essere giovani adulti, alcuni che hanno imparato un mestiere, artigiano o operaio, es. idraulico, saldatore, cuoco, elettromeccanico, … altri han consolidato le basi per proseguire con l'università ma anche se resteranno studenti ancora per 7 anni (perché l'università che vedremo dopo ha da durare 7 anni) saranno comunque adulti e da tali dovranno saper camminare in società.
Dal ciclo secondario tutti devono uscire con basi di economia e diritto, ovvero conoscere il funzionamento della società in cui vivono abbastanza bene da poter aprire un'impresa (per carità, col commercialista dietro, ma capendo le cose), abbastanza da capire diritti, doveri, cos'è lo stipendio e la pensione, le ferie, la malattia, … le basi dell'esser adulti in società.
Tutti devono avere competenze base nelle varie tecnologie che caratterizzano l'era contemporanea, perché come chiamiamo età del ferro e del bronzo perché quelle furono le scoperte e le tecnologie rilevanti del periodo così in ogni epoca è la tecnologia a determinare la società, al di là della politica, del clima, delle crisi che possono esserci. Questo implica sapersi far una lavatrice, ma anche saper guidare, la patente deve essere parte del processo scolastico che uno poi guidi dopo o meno, perché questa capacità è parte del mondo d'oggi come un tempo lo era andar a cavallo. Non lo faranno tutti, specie con le guide semi-autonome che avanzano, ma non importa, oggi serve saperlo fare. Serve saper affittare o comprare casa, ovvero la burocrazia del caso a grandi linee, quanto basta per non cader dalle nuvole o farsi fregare dal primo acchiappa-gonzi che passa, serve saper come funzionano le istituzioni del paese per esser Cittadini oramai adulti a tutti gli effetti. La biologia è cresciuta quanto basta da capire ordinari esami medici, della serie cos'è il colesterolo, il diabete, l'ipertensione, dov'è lo stomaco, il duodeno, l'appendice, … Nulla di trascendentale ma serve aver la competenza base dell'adulto che capisce cosa ha o può avere in caso di malattia. Serve un'infarinatura tecnica comune, capire come funziona banalmente l'idraulica di casa propria, con carichi e scarichi, l'impianto elettrico, la struttura della casa, per poter capire un preventivo o se è fattibile o meno un'idea che si ha. Serve aver un'idea generica del funzionamento dei processi produttivi presenti, capire che il salame è carne e grasso macinati, salati, speziati, infilati in un budello ed essiccati e che scoprimmo ciò non tanto per gusto quanto per necessità di conservare la carne, capire che il pane deriva dalla farina, lievito ed acqua con un pizzico di sale per dar sapore, che la farina viene ad es. dal grano, che l'alluminio si estrae e separa e fonde ad un certo modo e via dicendo, cose base ma che siano chiare.
Chi ha scelto un mestiere ha fatto stages supervisionati, non per esser lavoro a gratis ma apprendimento PAGATO dal privato per cui s'è lavorato che è sorvegliato da ispettori per tutto il tempo e che è ricompensato dallo Stato per il tempo che dedica all'allievo.
Chi ha scelto di proseguire è un adulto formato e ha le basi solide per attaccare l'università.
il ciclo terziario, ovvero l'università
Dura 7 anni, non c'è triennale e magistrale ma solo una laurea, in cui si sviluppano le competenze specifiche della disciplina scelta e quanto basta quelle generali afferenti, ovvero un ingegnere edile deve anche aver basi di elettricità, metallurgia, idraulica, geologia, ergonomia, … senza esagerare, ma averle oltre la fisica, chimica, elettricità di base che si studiano in tutte le ingegnerie chi più chi meno. Serve aver la visione d'insieme e "gli appigli" per capirsi con le altre discipline con cui si dovrà interagire e capirsi non "ognuno fa il suo" a comparti stagni.
La tesi torna una tesi, ovvero qualcosa che sceglie il candidato (chi non viene dal mondo STEM sarà magari stupito, ma in questo le tesi sono circa assegnate, non proposte dal laureando) e lo sviluppa davvero, che sia sperimentale o compilativa comunque ha da esser sua, ha da valere almeno 30 CFU per usar le misure attuali (1 CFU 25h come se avesse un senso) e ha da esser sulle 100-140k parole. Un proprio libro in cui si racconta il proprio sapere e gusto per questo o quel pezzetto di scibile umano e di visione sul mondo del futuro, perché il compito del laureato è comunque far evolvere la società, anche uno storico, anche un medico han questo compito.
Dopo la laurea c'è il dottorato per chi vuole che dura 5 anni (almeno) e forma coloro che davvero faranno ricerca, con la loro prima ricerca che è appunto questo percorso.
L'editoria ha da sparire come i giornali in abbonamento ed il publish-or-perish, le università han da avere fondi pubblici di ricerca e pubblicare loro la ricerca che fanno tenendo basi di dati decentralizzate/distribuite di libera consultazione ovvero gli sci-hub d'oggi LEGALI E PRINCIPALE FORMA DI PUBBLICAZIONE. Poi che un Elsevier di turno voglia offrire pubblicazioni, affari suoi, ma la ricerca è pubblica per legge e pubblicamente accessibile. Il privato pesca da questa per ciò che intende trasformare in business, ovviamente non potendo brevettare ciò che dal pubblico nasce, ma potendolo commercializzare come crede.
L'università è un centro di ricerca APERTO in cui la carriera è basata sulla pubblicazione stile FLOSS, per cui le baronie non tengono perché i fondi si assegnano sulla base del giudizio sparso per il mondo di tutti i pari e sulla base dei risultati raggiunti, fuori dal controllo di una coorte ristretta che possa far cartello.
Molto c'è da dire sull'integrazione col pubblico ed il privato ma sarà tema dell'articolo dedicato che svilupperò in seguito, un dettaglio alla volta.